Nella precedente "Messa a punto" sullo stress, avevo parlato di stress positivo, cioè quello fisico, e di stress negativo, cioè quello emotivo. Oggi vorrei parlare un pò più di quest'ultimo, perché è quello che dà i maggiori problemi.
L'altra volta dicevo che lo stress è il risultato di un processo di adattamento ad una situazione e questo vale sia a livello fisico che emotivo. Tuttavia, lo stress veramente cattivo è unicamente a livello emotivo ed è quello che scaturisce dai propri conflitti interiori.
Uno stress emotivo semplice, sebbene intenso, è solitamente legato ad uno specifico episodio (matrimonio, divorzio, morte di un caro, trasloco, ecc.) e, con un periodo più o meno lungo di riposo, dovrebbe risolversi. I conflitti interiori, invece, perdurano nel tempo, sfibrano i sistemi di compensazione del nostro organismo ed intaccano il nostro sistema immunitario, con conseguente deterioramento della qualità della nostra vita.
Tali conflitti interiori sono sostanzialmente dovuti al:
1. Subire una situazione non voluta
2. Non avere il controllo su una situazione
3. Reprimere le proprie emozioni
4. Agire in modo non etico (o secondo la propria coscienza)
5. Mancanza di amore o di riconoscimento dalle persone importanti
Ci sono molte altre situazioni stressogene, ma queste sono certamente le più comuni e se ti trovi in una di queste, devi risolverle. Molte di queste situazioni non possono essere risolte da te, perché effettivamente fuori dal tuo controllo. In tal caso, devi cambiare il tuo modo di approcciarti al problema, di vederlo sotto lenti diverse.
giovedì 30 ottobre 2008
mercoledì 29 ottobre 2008
Cambia tu per primo
Tutti vogliono cambiare le cose... purché riguardi gli altri. Come si tocca il proprio orticello, polemiche, scioperi, rivolte... Ma dove crediamo di andare, così?
Nessun ulteriore commento.
Oggi voglio riportare le parole scritte sulla tomba di un vescovo anglicano nelle cripte dell'Abbazia di Westminster.
Quando ero giovane e libero
E la mia fantasia non aveva limiti
Sognavo di cambiare il mondo.
Diventando più maturo e più saggio
Ho scoperto che il mondo non cambia,
Così ho accorciato il tiro
E ho deciso di cambiare il mio paese.
Ma nemmeno quello cambiò.
Andando avanti con gli anni,
In un ultimo disperato tentativo,
Ho pensato di cambiare soltanto la mia famiglia,
Le persone a me più vicine e care
Ma purtroppo, non ne vollero sapere.
Ed ora che giaccio sul mio letto di morte,
Ho finalmente capito:
Se solo avessi cambiato innanzitutto me stesso,
Il mio esempio avrebbe indotto la mia famiglia a cambiare;
E con la loro ispirazione ed incoraggiamento,
Avrei potuto migliorare il mio paese...
E chissa...?
Avrei anche potuto cambiare il mondo.
Nessun ulteriore commento.
martedì 28 ottobre 2008
Scommetti su qualcosa di solido
Nel giro di una ventina di giorni ho visto un crollo di vita e di gioia, nelle persone. Sono tutti cupi e preoccupati per quello che sta succedendo. Nessuno fa più niente o è interessato a niente. Si pensa solo al lavoro, a come si andrà avanti, alla recessione che è alle porte...
E CHE SARA' MAI !!
Non è la fine del mondo, per la miseria! Per il prossimo anno si prevede una flessione del PIL dello 0,5%. No, dico, dello 0,5%!! Non del 30%! E in ogni caso, da chi dipende? Certo è che se ce la facciamo tutti sotto, nessuno spende più niente, una flessione dello 0,5% è una previsione fin troppo ottimistica. Il mercato non è un'entità trascendentale su cui non abbiamo alcun controllo: siamo noi, il mercato, e se manteniamo i nervi saldi, supereremo questo momento in molto meno tempo e con minori conseguenze.
Questa crisi ci sta insegnando qualcosa, se abbiamo l'umiltà e la forza d'animo necessarie per vederlo. Fino adesso abbiamo puntato tutto sul denaro, sulle speculazioni, cani e porci che giocavano in borsa attratti dal guadagno facile. Ma l'economia non è fatta di questo e ce lo sta urlando alle orecchie, adesso. L'economia è fatta di passione, di fiducia, di obiettivi, di progetti, di sogni, di sudore ed è a tutto questo che stiamo tornando, che ci piaccia o meno.
Se vuoi ritrovare la motivazione per andare avanti e perfino prosperare in questo momento, mentre tutti si stanno strappando i capelli, scegli di scommettere su ciò che di più solido ed intimamente tuo hai, qualcosa che nessuna flessione di borsa potrà mai portarti via: il tuo senso di scopo. E se non sai quale sia, beh, trovatene uno... alla svelta!
E CHE SARA' MAI !!
Non è la fine del mondo, per la miseria! Per il prossimo anno si prevede una flessione del PIL dello 0,5%. No, dico, dello 0,5%!! Non del 30%! E in ogni caso, da chi dipende? Certo è che se ce la facciamo tutti sotto, nessuno spende più niente, una flessione dello 0,5% è una previsione fin troppo ottimistica. Il mercato non è un'entità trascendentale su cui non abbiamo alcun controllo: siamo noi, il mercato, e se manteniamo i nervi saldi, supereremo questo momento in molto meno tempo e con minori conseguenze.
Questa crisi ci sta insegnando qualcosa, se abbiamo l'umiltà e la forza d'animo necessarie per vederlo. Fino adesso abbiamo puntato tutto sul denaro, sulle speculazioni, cani e porci che giocavano in borsa attratti dal guadagno facile. Ma l'economia non è fatta di questo e ce lo sta urlando alle orecchie, adesso. L'economia è fatta di passione, di fiducia, di obiettivi, di progetti, di sogni, di sudore ed è a tutto questo che stiamo tornando, che ci piaccia o meno.
Se vuoi ritrovare la motivazione per andare avanti e perfino prosperare in questo momento, mentre tutti si stanno strappando i capelli, scegli di scommettere su ciò che di più solido ed intimamente tuo hai, qualcosa che nessuna flessione di borsa potrà mai portarti via: il tuo senso di scopo. E se non sai quale sia, beh, trovatene uno... alla svelta!
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lunedì 27 ottobre 2008
L'eccellenza è solo una questione di mente
Che sia nello sport, nel mondo del lavoro, nell'area intima... la differenza tra vincere e perdere è solo una questione mentale.
Poche settimane fa ci sono state le Olimipadi di Pechino ed abbiamo visto quanto sia vera quest'affermazione. Sotto il profilo della preparazione tecnica e fisica, non c'è davvero molta differenza tra un atleta e un altro, tant'è che lo scarto tra una medaglia d'oro ed una d'argento si misura il più delle volte in millesimi di secondi, in millimetri, in grammi, ecc. Qual è, allora, l'elemento determinante che fa pendere verso una medaglia piuttosto che un'altra o perfino il niente se non è una questione di allenamento? La sorte?
No... E' la mente, la sua capacità di focalizzare sull'obiettivo, di far venire fuori il desiderio, la motivazione, di concentrare tutta la propria vita in quei pochi secondi o minuti che dura la gara.
Nella vita, ma soprattutto nel lavoro, non è molto diverso. Pensare di prosperare, soprattutto di questi tempi, solo perché crediamo di avere un prodotto migliore o il design migliore o la lavorazione migliore significa condannarsi alla mediocrità. Il gap tecnologico tra un concorrente ed un altro, tra un paese ed un altro, si sta assottigliando sempre di più. L'unica differenza tra la mediocrità e l'eccellenza la fa e la farà sempre di più la nostra mente.
Focalizzazione, desiderio, motivazione, senso del servizio, atteggiamento costruttivo... sono questi i plus competitivi del prossimo futuro.
Poche settimane fa ci sono state le Olimipadi di Pechino ed abbiamo visto quanto sia vera quest'affermazione. Sotto il profilo della preparazione tecnica e fisica, non c'è davvero molta differenza tra un atleta e un altro, tant'è che lo scarto tra una medaglia d'oro ed una d'argento si misura il più delle volte in millesimi di secondi, in millimetri, in grammi, ecc. Qual è, allora, l'elemento determinante che fa pendere verso una medaglia piuttosto che un'altra o perfino il niente se non è una questione di allenamento? La sorte?
No... E' la mente, la sua capacità di focalizzare sull'obiettivo, di far venire fuori il desiderio, la motivazione, di concentrare tutta la propria vita in quei pochi secondi o minuti che dura la gara.
Nella vita, ma soprattutto nel lavoro, non è molto diverso. Pensare di prosperare, soprattutto di questi tempi, solo perché crediamo di avere un prodotto migliore o il design migliore o la lavorazione migliore significa condannarsi alla mediocrità. Il gap tecnologico tra un concorrente ed un altro, tra un paese ed un altro, si sta assottigliando sempre di più. L'unica differenza tra la mediocrità e l'eccellenza la fa e la farà sempre di più la nostra mente.
Focalizzazione, desiderio, motivazione, senso del servizio, atteggiamento costruttivo... sono questi i plus competitivi del prossimo futuro.
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Just f...ing do it!
Esistono due regole d'oro della leadership: la prima è che tu sia il primo a fare quello che insegni; la seconda è di non chiedere mai agli altri di fare ciò che tu per primo non faresti. Oggi vorrei focalizzarmi sulla prima.
E' troppo facile fare i soloni, pontificare e indottrinare senza mettersi in gioco per primi. Il leader è colui che nella battaglia si mette in prima fila e guida il resto degli uomini; colui che per primo fa ciò che gli altri hanno ancora paura o si sentono a disagio a fare. L'unica leadership che funzioni è la leadership basata sull'esempio, sull'azione. Non è il più saggio né il più intelligente né il più forte ad essere degno di guidare, ma quello che ha più palle, quello che fa e basta.
Come genitore, come imprenditore, come membro di questa società, cosa stai facendo che corrisponda sempre a ciò che dici di fare? E cosa non stai ancora facendo? Se dici che va fatto è perché credi che sia giusto farlo. E se non lo stai facendo è perché, evidentemente c'è qualche blocco da sfondare.
Ecco un buon punto di riflessione per la propria ulteriore crescita personale.
E' troppo facile fare i soloni, pontificare e indottrinare senza mettersi in gioco per primi. Il leader è colui che nella battaglia si mette in prima fila e guida il resto degli uomini; colui che per primo fa ciò che gli altri hanno ancora paura o si sentono a disagio a fare. L'unica leadership che funzioni è la leadership basata sull'esempio, sull'azione. Non è il più saggio né il più intelligente né il più forte ad essere degno di guidare, ma quello che ha più palle, quello che fa e basta.
Come genitore, come imprenditore, come membro di questa società, cosa stai facendo che corrisponda sempre a ciò che dici di fare? E cosa non stai ancora facendo? Se dici che va fatto è perché credi che sia giusto farlo. E se non lo stai facendo è perché, evidentemente c'è qualche blocco da sfondare.
Ecco un buon punto di riflessione per la propria ulteriore crescita personale.
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giovedì 23 ottobre 2008
Non dimenticarti perché stai comunicando
La comunicazione è un'attività umana talmente normale e spontanea che viene presa per scontata e ci dimentichiamo perché comunichiamo... Già, perché?
La comunicazione, che sia nella vendita o nei semplici (!) rapporti interpersonali, ha uno scopo ben preciso ed è quello di raggiungere un risultato. Pensaci un attimo: se non avessi delle aspettative, ti prenderesti la briga di aprire bocca? Che sia perché devi vendere qualcosa o che sia per creare o rafforzare un rapporto, ti aspetti sempre un ritorno.
Dovremmo sempre ricordarci che ogni comunicazione, anche una semplice preghiera, non è mai fine a se stessa, ma è uno strumento che usiamo per avere ciò che vogliamo. Può essere anche per fini altruistici (e quanto bello sarebbe se fosse così il più delle volte), ma in realtà ci attendiamo sempre un riscontro.
Non solo. Non dimenticare mai che anche il tuo interlocutore sta comunicando per raggiungere un suo risultato. Quindi, quando apri bocca ricorda di farti sempre queste tre domande: perché sto comunicando e dove voglio arrivare?; la comunicazione in atto mi ci sta portando?; e il mio interlocutore sta andando dove vuole arrivare?
Ricordati di porti sempre queste tre domande e ti assicuro che mai nessuna comunicazione sarà per te più inutile o noiosa.
La comunicazione, che sia nella vendita o nei semplici (!) rapporti interpersonali, ha uno scopo ben preciso ed è quello di raggiungere un risultato. Pensaci un attimo: se non avessi delle aspettative, ti prenderesti la briga di aprire bocca? Che sia perché devi vendere qualcosa o che sia per creare o rafforzare un rapporto, ti aspetti sempre un ritorno.
Dovremmo sempre ricordarci che ogni comunicazione, anche una semplice preghiera, non è mai fine a se stessa, ma è uno strumento che usiamo per avere ciò che vogliamo. Può essere anche per fini altruistici (e quanto bello sarebbe se fosse così il più delle volte), ma in realtà ci attendiamo sempre un riscontro.
Non solo. Non dimenticare mai che anche il tuo interlocutore sta comunicando per raggiungere un suo risultato. Quindi, quando apri bocca ricorda di farti sempre queste tre domande: perché sto comunicando e dove voglio arrivare?; la comunicazione in atto mi ci sta portando?; e il mio interlocutore sta andando dove vuole arrivare?
Ricordati di porti sempre queste tre domande e ti assicuro che mai nessuna comunicazione sarà per te più inutile o noiosa.
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mercoledì 22 ottobre 2008
La gente vuole dolore: e tu daglielo!
Ti dico subito che questa è una delle "messe a punto" più ciniche che abbia mai scritto e che mai scriverò, ma va anche detto che non è colpa mia se le persone sono fatte così. Se ne può solo prendere atto e paradossalmente usarlo proprio per aiutarle.
Secondo te, perché credi che le persone cerchino di comportarsi bene: perché vogliono andare in paradiso o perché non vogliono andare all'inferno? Eh già, la prospettiva del dolore provoca sicuramente una risposta più forte della prospettiva del piacere e questo ci rende estremamente vulnerabili nei confronti di disonesti e truffatori, ma possiamo sfruttare questo meccanismo mentale, che risale all'inizio dei tempi, per far sì che le persone agiscano per il loro vantaggio... a patto, naturalmente, che le nostre intenzioni siano etiche.
Solitamente, che si tratti di vendere o di proporre qualcosa che richieda che il nostro interlocutore esca dalla sua area di conforto, abbiamo sempre una reazione, da parte sua, tesa a difendere la sua posizione. Egli ha paura di perdere qualcosa, che si tratti di soldi, di una situazione vantaggiosa, di un privilegio, uno status, ecc. Quando è così, cercare di convincerlo che questo non succederà o che addirittura ne avrà un beneficio, non sortisce solitamente gli effetti desiderati, perché la prospettiva del dolore è più forte. Cosa fare, dunque?
Semplice: dagli più dolore di quanto non possa sopportare. Non cercare di convincerlo che starà bene se farà o se acquisterà, ma cerca di fargli capire quanto starà male se NON farà quello che gli stai proponendo. Lui si identificherà col dolore e farà di tutto per evitarlo.
Secondo te, perché credi che le persone cerchino di comportarsi bene: perché vogliono andare in paradiso o perché non vogliono andare all'inferno? Eh già, la prospettiva del dolore provoca sicuramente una risposta più forte della prospettiva del piacere e questo ci rende estremamente vulnerabili nei confronti di disonesti e truffatori, ma possiamo sfruttare questo meccanismo mentale, che risale all'inizio dei tempi, per far sì che le persone agiscano per il loro vantaggio... a patto, naturalmente, che le nostre intenzioni siano etiche.
Solitamente, che si tratti di vendere o di proporre qualcosa che richieda che il nostro interlocutore esca dalla sua area di conforto, abbiamo sempre una reazione, da parte sua, tesa a difendere la sua posizione. Egli ha paura di perdere qualcosa, che si tratti di soldi, di una situazione vantaggiosa, di un privilegio, uno status, ecc. Quando è così, cercare di convincerlo che questo non succederà o che addirittura ne avrà un beneficio, non sortisce solitamente gli effetti desiderati, perché la prospettiva del dolore è più forte. Cosa fare, dunque?
Semplice: dagli più dolore di quanto non possa sopportare. Non cercare di convincerlo che starà bene se farà o se acquisterà, ma cerca di fargli capire quanto starà male se NON farà quello che gli stai proponendo. Lui si identificherà col dolore e farà di tutto per evitarlo.
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